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UISG Catholic Care for Children International
Posted on Ottobre 24, 2022

Il movimento di Catholic Care for Children: Associazione delle Religiose del Kenya (AOSK) – Catholic Care for Children Kenya (CCCK)

Suor Delvin Mukhwana, responsabile AOSK-CCCK

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“L’AOSK-CCCK comprende l’importanza di dare spazio ai minori, affinché partecipino a qualsiasi decisione che li riguardi. Con questo obiettivo, proponiamo attività che si rivolgono ai minori per garantire che siano sempre più attenti e che conoscano i loro diritti, ancor più necessari per crescere in famiglia”.

L’AOSK-CCCK è stata fondata nel maggio 2018, dopo che i funzionari di progetto globale della GHR Foundation, Dan Lauer e la dott.ssa Kathleen Mahoney, hanno fatto visita al Segretariato dell’AOSK e si sono confrontati a lungo con le suore circa le riforme dell’assistenza, da inserire all’interno della loro missione di tutela ai minori e agli adulti vulnerabili. In collaborazione, la GHR Foundation e l’AOSK hanno compiuto un’autentica rivoluzione, aiutando le suore a rispondere al meglio al loro carisma di cura: infatti, le suore cattoliche rappresentano la maggior parte dei membri religiosi della Chiesa cattolica, che da decenni si impegnano nella missione dell’assistenza ai minori e agli adulti vulnerabili.

Con questa partnership, l’AOSK, attraverso l’iniziativa di Catholic Care for Children in Kenya (CCCK), consolida le iniziative di tutte le congregazioni associate, nonché dei membri del clero e dei religiosi il cui carisma li porta a prendersi cura dei bambini vulnerabili, con l’obiettivo di promuovere un continuum di assistenza che si basi su una strategia di assistenza all’infanzia olistica, di stampo familiare e comunitario.

Inoltre, come CCCK, abbiamo sviluppato nuove sinergie per potenziare le riforme dell’assistenza, creando strategicamente una struttura mirata a offrire programmi di qualità, accessibili e sostenibili, alle nostre congregazioni associate e ai nostri religiosi, in particolare a quelli che sono a capo di istituti di assistenza caritatevole all’infanzia.

CCCK garantisce che tutte le congregazioni che fanno parte dell’AOSK siano dotate di un protocollo di tutela dell’infanzia, al fine di salvaguardare i minori dalle violazioni dei loro diritti. A tal fine, CCCK ha coadiuvato 41 congregazioni nello sviluppare le linee guida del proprio protocollo di tutela dell’infanzia, per garantire che tutte le suore aderiscano alle misure di salvaguardia, previste all’interno di tutti i loro apostolati. CCCK ha anche organizzato corsi di formazione, per garantire che le suore scoprano e comprendano come salvaguardare al meglio i minori. 

CCCK ha anche chiamato a raccolta gli amministratori delle istituzioni caritative cattoliche, che attualmente si riuniscono più spesso, sia online che dal vivo, per scoprire di più su come passare dall’assistenza istituzionale a quella di stampo familiare e comunitario. Inoltre, in questi incontri si condividono le sfide, si presentano i contesti degli istituti assistenziali cattolici e si descrive la strada da percorrere per realizzare una riforma dell’assistenza che sia un vero e proprio movimento.

Questi incontri servono non solo da piattaforma, per condividere timori, sfide e risultati, ma anche da forum, per formarsi reciprocamente alla promozione e alla realizzazione di un’assistenza di stampo familiare e comunitario. I partecipanti possono scoprire anche ulteriori opportunità, che si sviluppano al di là dei singoli istituti.

L’AOSK-CCCK ha condotto un’indagine di riferimento e, in base a uno dei risultati emersi, si è scoperto che la maggior parte delle suore che lavorano come amministratrici negli istituti di assistenza caritatevoli, fondati da congregazioni o diocesi, non avevano competenze professionali in materia di tutela e protezione dei minori. Ci siamo quindi dedicati alla formazione di alcune suore in materia di assistenza sociale, presso l’Università Cattolica dell’Africa Orientale; alcune sono state formate in consulenza psico-spirituale integrativa, altre in assistenza ai disabili e altre ancora in mobilitazione delle risorse e transizione dei finanziatori. Abbiamo dedicato attenzione anche alle comunità: i nostri TOT insegnano qui la genitorialità positiva e l’accettazione dell’assistenza di stampo familiare e comunitario, che è parte integrante della cultura africana. Ciò ha aiutato le suore e i membri della comunità a sviluppare uno sguardo d’insieme più ampio sulla riforma dell’assistenza, ad acquisire abilità e conoscenze che migliorano le loro competenze e a sviluppare maggiore sicurezza nel compiere i passi necessari nel settore dell’assistenza e protezione dei minori, un cambiamento di cui l’intera società ha bisogno.

Inoltre, questo percorso ha aiutato le suore a comprendere il loro ruolo di agenti di evangelizzazione da un punto di vista prettamente religioso, nonché la propria importante funzione all’interno dell’apostolato del rafforzamento delle famiglie; ciò che più conta, le suore hanno compreso anche la necessità di integrare a tutti questi elementi il contributo della scienza e del mondo accademico, per stimolare e coadiuvare la promozione dello sviluppo dei minori in un ambiente familiare, che è un diritto universale per tutti i bambini.

L’opera di sensibilizzazione delle comunità di religiose ha continuato a prendere ulteriore forma, per far sì che nessuna suora sia esclusa dalla riforma dell’assistenza. Infatti, tutte le suore, in un modo o nell’altro, offrono assistenza o entrano in contatto con i bambini: può essere il caso di suore che lavorano come catechiste in una determinata parrocchia, di suore infermiere che lavorano in un ospedale, di suore che insegnano in una scuola o in un convitto, di suore che lavorano come animatrici dei bambini missionari pontifici nella parrocchia o nella diocesi. 

Tutte queste suore, indipendentemente dal fatto che le loro congregazioni siano o meno proprietarie di istituti caritatevoli per l’infanzia, devono essere parte integrante della riforma dell’assistenza, perché sono loro a indirizzare i bambini verso l’ammissione negli istituti di assistenza. Inoltre, sono sempre loro ad andare a trovare e a far crescere questi bambini. Tenendo conto di ciò, CCCK ha fatto sì che tutte le parti interessate fossero sensibilizzate sulla tutela dei minori, sulla genitorialità positiva e sui quadri legali che si riferiscono ai servizi per l’infanzia. Le suore servono anche nelle comunità e hanno il compito di aiutarle a dismettere la mentalità dell’istituzionalizzazione dei minori e ad abbracciare invece l’assistenza di stampo familiare e comunitario. Finora, l’AOSK-CCCK ha raggiunto oltre 3.000 persone nelle comunità, compresi i bambini.

Le visite ai CCI sono alcune delle principali attività e strategie portate avanti dallo staff di CCCK per sostenere il processo di transizione dei CCI stessi, per quei bambini che vivono già in istituti caritatevoli, nonché per coadiuvare i finanziatori o benefattori che sostengono l’istituzionalizzazione. Queste visite aiutano CCCK a sviluppare un rapporto con questi istituti; inoltre, ci consentono di capire a che punto si trovino questi istituti nel percorso della riforma dell’assistenza, verificando se operano nel rispetto degli standard minimi di assistenza, se sono registrati dal governo (se hanno un certificato di registrazione e/o il certificato è stato rinnovato) e, cosa più importante, se reintegrano i bambini in tempo utile senza prolungare la loro permanenza negli istituti. Le visite sono anche un’opportunità per condividere e apprendere da coloro che lavorano negli istituti, nonché per incoraggiarli ad abbracciare pienamente l’assistenza familiare e comunitaria. 

Al fine di documentare e promuovere le buone pratiche esistenti all’interno degli istituti caritatevoli per l’infanzia e di valutare i progressi nel reinserimento dei minori dai CCI alle loro famiglie o a sistemi di assistenza eterofamiliare, CCCK ha sviluppato un database online per tutti gli istituti che fanno parte di Catholic Care for Children. Attraverso il database, gli istituti possono curare in maniera adeguata la propria documentazione sui minori, utilizzando gli strumenti di gestione dei casi approvati a livello governativo e integrati nel sistema.

Il suddetto sistema facilita la corretta gestione dei casi dei minori, dall’ammissione in istituto al loro reinserimento in famiglia. Inoltre, aiuta gli assistenti sociali e gli amministratori a sviluppare piani di accoglienza individualizzati, per facilitare il reinserimento sostenibile dei bambini, monitorando i progressi del reinserimento, pianificando le risorse da utilizzare negli istituti e mobilitando ulteriori risorse.

L’AOSK-CCCK comprende l’importanza della partecipazione dei bambini alle decisioni che li riguardano. Per questo motivo, sono state organizzate attività rivolte ai bambini per sensibilizzarli sui loro diritti, ma soprattutto per aiutarli a crescere in un nucleo familiare. Alcune di queste attività sono rivolte ai bambini degli istituti di assistenza e a quelli che vivono nelle comunità, perché alcuni di loro rischiano di essere separati dai genitori o dalle famiglie. Inoltre, svolgiamo queste attività per permettere ai bambini di imparare e comprendere che il posto migliore per crescere è la famiglia.

La riforma dell’assistenza non deve essere temuta. Come operatore di CCCK, concordo con i ricercatori che affermano che la maggior parte dei bambini delle nostre comunità è ospite negli istituti caritatevoli a causa della povertà. In base alla mia esperienza, credo che questo sia vero; infatti, pochi di questi minori sono accolti qui poiché sono orfani, mentre un’altra percentuale di loro si trova qui per aver subìto abusi e violazioni dei loro diritti. 

Inoltre, è evidente che la maggior parte dei bambini viene lasciata nei CCI per un periodo di tempo più lungo del necessario, poiché la maggior parte degli amministratori, dei consigli di amministrazione e dei dirigenti dei CCI pensa che, per ricevere un’assistenza autentica, i bambini debbano rimanere nei CCI fino al termine del loro percorso di istruzione primaria o secondaria.

Grazie alle attività di sensibilizzazione e formazione svolte con CCCK, abbiamo visto le suore, il clero e i membri della comunità cambiare mentalità e opinione, quando si parla di riforma dell’assistenza. Dai confronti che abbiamo avuto con loro, sappiamo che i religiosi e le religiose ora sentono fortemente questo problema e, come agenti di evangelizzazione, sono stati richiamati alle loro responsabilità e ai loro ruoli nel rafforzare le famiglie e nel proteggere i minori, poiché questa è una questione pastorale di interesse nel mondo di oggi.

È stato commovente vedere religiosi e religiose, che hanno fondato o gestiscono Istituti di assistenza caritatevole in virtù dei propri carismi, dirmi che sentono fortemente la necessità di aiutare i bambini a ricongiungersi alle loro famiglie e di riconvertire i loro istituti in altri servizi che si concentrino ancora sul rafforzamento delle famiglie e sulla tutela dei minori.

Ho avuto l’opportunità di visitare più di 100 CCI cattolici e i cambiamenti sono evidenti, a partire dal mutato atteggiamento dei religiosi e dal loro desiderio di raggiungere le comunità e aiutare ad abbandonare la cultura dell’assistenza istituzionale, per passare a quella dell’assistenza di stampo familiare e comunitario. In effetti, si tratta di un viaggio o di un percorso che richiede determinazione, pazienza, coraggio e preghiera, perché c’è ancora molto da fare per garantire che ogni minore non subisca abusi durante questo processo e che l’intero lavoro si compia sempre nell’interesse dei minori.  

È possibile che i bambini crescano in una famiglia o in un ambiente simil-familiare, perché “le suore hanno iniziato a lavorare per questo, lo stanno facendo e continueranno a farlo”. È un viaggio a cui tutti noi dobbiamo partecipare. Faccio appello a tutti i nostri benefattori e alle persone di buona volontà, affinché sostengano i religiosi e le religiose nella realizzazione del buon lavoro che stanno svolgendo. Questo sostegno non deve realizzarsi unicamente in forma finanziaria, ma è già sufficiente per noi il passaparola che farete con un amico, i vostri familiari e la vostra comunità, in cui spiegherete come la riforma di assistenza per i minori vada a vantaggio di tutti noi; la comprensione e la preghiera di coloro con cui avrete parlato avranno un valore inestimabile per noi. In umiltà, prego e chiedo a coloro che leggeranno questa storia di aiutarci a sostenere i bambini che passeranno dagli istituti di assistenza alle famiglie, sostenendoci nel rafforzare le famiglie stesse affinché tutti i bambini abbiano l’opportunità di crescere in ambienti familiari sicuri, amorevoli e accoglienti in qualsiasi parte del mondo. È possibile, e possiamo farlo insieme.

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